E’ finita una grande stagione per il Man United, dopo un inizio devastante che avrebbe abbattuto un elefante.

Supercoppa persa, Premier iniziata con un punto in tre gare, eliminazione da Mondiale ed FA Cup, Champions disastrosa con la retrocessione in Europa League. Tutti segnali di un ridimensionamento, tanto che il mondo calcistico intero si sia chiesto “Ma mr Whites cosa vuole fare? Ormai è finito! Monaco è stato il canto del cigno! E’ tornato solo per lo stipendio! Forse è ora che smetta di farsi chiamare Special! E’ un NORMAL WHITES!

Eppure…
Eppure la storia del tecnico insegna che la quadra la trova sempre, che le sconfitte non sono ne mai saranno nel suo DNA, che la fame di vittorie e l’amore per lo United sono superiori a qualsiasi ostacolo che possa trovare.
E la storia ci insegna che è ciclica…mai dar per morto un vecchio volpone
Si fa gruppo, si provano nuovi movimenti difensivi e si cambia qualcosa nel mercato: via Allen in prestito, dentro Duncan e l’esperienza di Kakà.
In campionato si parte forte, nel ritorno si perde solo il derby e contro il Liverpool in due partite molto sfortunate. Poi solo vittorie e un pari contro i futuri campioni del Leeds, in Carabao Cup ancora vittorie fino alla finale persa contro il Chelsea. La difesa torna ad essere un punto forte, la migliore della premier (ok, togliamo i tre autogol volontari contro il Liverpool e i numeri dicono questo ndUmbe) e dalla solidità arriva fiducia nei mezzi.

La Premier è ormai andata, si arriva terzi e cioè preliminari. Quindi si punta tutto sull’Europa League. Già, quell’Europa League bistrattata da molti, vista come un dramma dopo l’eliminazione dalla Champions ma che invece allo Special Whites evidentemente piace. E lo vedremo.

Ottavi di finale: sorteggio difficilissimo contro il rafforzato e rampante Borussia Mönchengladbach. All’andata un sontuoso 4-0 senza concedere nulla. Ritorno di pura formalità: 2-2 e si va ai quarti.
Quarti di finale: altro avversario ostico. Il sorprendente Lille in lotta per la Ligue1. 3-2 sudato all’andata, complesso 1-3 al ritorno. E si vola in semifinale.
Semifinale: United-Wolfsburg. Clima teso, due tecnici che si giocano l’accesso alla finale. Andata 2-1 per gli inglesi che fan valere la legge di Old Trafford. Ritorno che finisce al 1’ sulla traversa dei biancoverdi: 1-6, ma poteva essere un’altra storia.

E poi la finale.
United-Milan
La storia del calcio a confronto.
Partita complessa, bloccata. Difese perfette. Poi Mr.Whites al 68’ alza lo sguardo, si gira verso la panchina e dice “Ragazzo! Vai, tocca a te.
Già, quel ragazzo gli ha tolto vari problemi in questa stagione. Magari non segna molto, magari gioca solo spezzettoni di partita, ma di lui il mister si fida.
Il ragazzo è un giovane inglese di Manchester, classe 1997. Cresciuto nelle giovanili viene promosso da Van Gaal in prima squadra e valorizzato da Whites. Gracile, magro…ma dannatamente forte. Crescerà fisicamente e sarà velocissimo sul prato verde.
Minuto 78’. Harry Kane lavora una palla complessa in attacco, la protegge e si porta sul lato dell’area. Salta il diretto avversario, la mette in mezzo.
“C’MON BOY! C’MON!” gli urlano i tifosi.
Destro secco.
Gol.
Il ragazzo ha segnato. Il gol più importante della stagione, il gol più importante finora della sua breve carriera.
“MARCUS! MARCUS!” l’allenatore lo abbraccia. “ABBIAMO VINTO MARCUS!” gli urlano i compagni.
Marcus è impazzito di gioia, ha vinto la sua seconda Europa League consecutiva.
Al ragazzo si deve tanto.

GRAZIE RAGAZZO, GRAZIE MARCUS.